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Sono nata a Fiume, che
era una città italiana, e alla fine della guerra
divenne una città iugoslava. Hanno cacciato la nostra
famiglia. Ci hanno confiscato tutti i beni. Mio padre era
andato perfino in prigione per un anno perché era
capitalista. Fiume era il centro della guerra, il centro dei
combattimenti. I tedeschi buttavano granate agli iugoslavi e
gli iugoslavi buttavano granate ai tedeschi, non si
fermavano. Succedeva tutto nella nostra città, tutto
intorno a noi. Tutti si rifugiavano. Nel nostro rifugio, un
giorno, ho guardato fuori. Stava piovendo. Dentro il rifugio
c'erano altre famiglie, così pure le mie amiche. Sono
andata dalla mia mamma a chiederle se fossi potuta uscire
dal rifugio, così sarei potuta andare a prendere un
libro a casa nostra da prestare alla mia amica. Lei mi disse
di si. Corsi a casa e i rumori mi facevano paura da morire.
Dalla paura correvo così veloce che mi sembrava di
svenire. Arrivata a casa nostra sono andata subito a
prendere il libro. Mentre ero dentro casa hanno sparato una
granata. Le granate sparate male finivano sulle case. La
granata è caduta sul muro vicino a me. Per fortuna
non è successo niente, le schegge erano andate in
alto ma io ero in ogni modo appiccicata per terra nel modo
che non volevo neanche alzarmi. Preso il libro, stavo
correndo al rifugio, quando cadde un'altra granata sul
marciapiede. Non mi ha colpito neanche quella perché
le schegge sono andate dall'altra parte. Anche se mi sono
salvata, la granata aveva spaccato il muro così
dovevo saltare 4 metri. Finalmente sono ritornata al rifugio
con delle ferite poco gravi. Guardavo fuori. Metà
delle altre case erano distrutte. Tanti altri fatti sono accaduti. L'accordo tra Italia e Germania saltò. Così la Germania diventò il peggiore nemico degli italiani. Io ero situata sempre a Fiume. Fiume, anche in questo caso, era in mezzo agli avvenimenti. Fiume è una città al confine dello stato. In questo periodo i comunistidi Tito occupavano le colline con le loro truppe. Intanto, lungo il mare, la zona era dei tedeschi. Verso le colline c'era una chiesa con un campanile molto alto. Mio padre pensava di traslocare dalla città alle colline, pensava che fosse più sicuro, invece non era così. Noi eravamo proprio vicino a questa chiesa. Il campanile della chiesa era talmente alto che era usato per regolare i tiri delle granate. I comunisti sparavano dalle colline, e i tedeschi dalle coste del mare. Quel campanile non è mai stato riparato, ancora oggi si possono vedere i buchi delle granate.
Questa storia mi è stata raccontata da un'amica di famiglia, A. V.
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