"Camicia Nera": impresa suicida!

"Ai primi di dicembre del 1942 un mio amico, Gaetano Di Marzo, era imbarcato sul cacciatorpediniere "Camicia Nera", al comando del capitano di corvetta Adriano Foscari, nobile veneziano. La nave faceva parte della settima divisione navale, comandata dall'ammiraglio Alberto da Zara, ed era di scorta ad un convoglio che trasportava carburante e munizioni alle truppe italiane sul fronte Nord Africano, dovendo riportare in patria quanti più soldati fosse possibile trasportare.Una missione difficile, perché appunto bastava una raffica di mitragliatrice, o uno spezzone incendiario per provocare un disastro. Passata l'isola di Lampedusa i ricognitori avvistarono una squadradi navi da battaglia inglesi che si dirigevano a tutta velocità verso il convoglio italiano. Vennero chieste istruzioni al comando marina sul da farsi e la risposta fu che il convoglio accelerasse al massimo l'andatura per raggiungere la costa ormai vicina e che il cacciatorpediniere impegnasse la squadra inglese per ritardarne la navigazione. Qui si nascondono le vere crudeltà della Guerra: la missione incaricata al cacciatorpediniere "Camicia Nera" era una missione suicida! Ossia il piccolo cacciatorpediniere doveva sacrificarsi pur di salvare il convoglio e i militari italiani imbarcati. Il comandante Foscari, conscio della propria inferiorità, giocò d'astuzia. Profittando della foschia riuscì non visto ad aggirare la squadra e ad inserirsi fra le navi inglesi. Poi con lancio di siluri, colpì a morte un incrociatore. Solo allora gli inglesi si accorsero dell'intruso, ma fu soltanto quando il cacciatorpediniere si allontanò che esse poterono aprire il fuoco, perché prima avrebbero rischiato di colpirsi fra loro visto che il cacciatorpediniere italiano era in mezzo al loro convoglio. Questo consenti al "Camicia Nera" di disimpegnarsi e di fare rotta su Napoli visto che era una nave molto veloce. Giunti nel Golfo di Salerno il comandante Foscari affidò a Gaetano Di Marzo il compito di tracciare la rotta; nessuno meglio di un napoletano avrebbe potuto ritrovare la strada di casa. Ma fatto incredibile per uno che non sbagliava mai la rotta, Gaetano scambiò Ischia per Capri e ritardò il rientro in porto. A Napoli frattanto era giunta la notizia dell'epica impresa e l'equipaggio della nave "Muzio Attendolo" che si trovava in porto, fu chiamato in coperta per presentare le armi al rientro della nave vittoriosa. Ma improvvisamente apparvero 20 bombardieri, e l'allarme venne dato in ritardo. Un grappolo di bombe, sembrava piovesse, cadde sul "Muzio Attendolo" e fra i 359 morti di quel primo bombardamento americano, vi furono 8 ufficiali, 9 sottufficiali, 73 marinai, tutti i membri dell'equipaggio della sfortunata nave, oltre a 7 portuali. Il "Camicia Nera" entrando in porto con ritardo trovò un ben triste spettacolo. Questa storia ci insegna che in guerra non si può mai cantare vittoria prima che la battaglia sia finita"


Questa storia è stata raccontata da Alfredo D., amico di Gaetano Di Marzo
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