La zuppa inglese

"Quando c'era la guerra avevo sei anni ed ero a Milano. Un giorno, quando bombardarono Milano per la prima volta, eravamo andati con la mia tata, la mia sorellina appena nata e il mio fratellino a  provare i vestiti per una cerimonia di nostri amici che dovevano sposarsi. Quando arrivammo, la sirena suonò  e ci furono i primi bombardamenti. Così  scendemmo nelle cantine e lì crollava in testa tutto, fischiavano le bombe, uno spavento. Quando fu finito l'allarme, salimmo e nella confusione mi rubarono il braccialetto della comunione e l'orologio.

Fuori prendeva tutto  fuoco, e noi correvamo verso la nostra casa che era dall'altra parte della città.

A casa ci aspettava con angoscia nostra madre, che non era uscita, e quando ritornammo ci accolse a braccia aperte. Mio padre il giorno dopo chiese a degli amici delle informazioni su dove trasferirsi e gli risposero che stavano costruendo delle case in Veneto e che quindi potevamo andare lì. Così dopo due giorni mia madre fece i bagagli e partimmo per il Veneto, mentre a Milano c'erano i bombardamenti. Mi raccontavano che a causa dello spostamento d'aria avevano trovato un orologio a colonna avvolto in un tappeto, che delle volte quando camminavi i bicchieri prendevano fuoco e quindi prendevi fuoco anche tu, che ti cadevano pezzi di carne addosso tutta bruciacchiata e che crollavano le finestre, insomma succedevano cose molto strane e pericolose.

Quando ci siamo trasferiti in questa casa, che mio padre stava facendo costruire, non era ancora finita e quindi ci siamo un pò arrangiati. Dopo di che, la casa negli anni s'ingrandì molto, c'era un bel giardino con intorno un bosco. Allora quando i tedeschi scapparono perché si stavano ritirando verso il Brennero, arrivarono a Bosco Chiesa Nuova e cercarono le case più belle da requisire. Così da noi  misero il generale più importante assieme a degli attendenti. Mia madre per paura che si portassero via qualcosa nella notte, con la mia tata, murarono una stanza mettendoci dentro tutte le cose di valore: i gioielli, l'argenteria, i quadri... Però a quel punto, mia madre che era intelligente, decise di non mettere via tutto perché se no i tedeschi avrebbero sospettato e avrebbero cercato.

I tedeschi facevano i pranzi da noi e allora la mia tata gli preparava la zuppa inglese come dispetto. Così il generale chiedeva: "Ma che cos'è  questa buona cosa?' E mia madre che non poteva dirgli la verità rispondeva: "è un dolce di famiglià".

Però noi bambini avevamo fatto amicizia con questi attendenti che erano giovani e che ci facevano degli scherzi tremendi. Una volta mi fecero sedere su una sedia dove avevano messo dei fili ad alta tensione, e quindi mi presi una scossa, tipo sedia elettrica, e noi avevamo solo sette anni.

Poi quando la guerra stava per finire uno degli attendenti fu mandato a Berlino. Non trovò più famiglia, né casa, perché Berlino era stata bombardata dagli inglesi. Allora tornato indietro a Bosco Chiesa Nuova fece finta di essere un partigiano davanti alla sentinella che stava sul nostro campo da tennis, e la sentinella che lo avvertì di stare indietro più volte alla fine lo uccise. La macchia di sangue  si assorbì talmente tanto che continuava a venir fuori, abbiamo fatto di tutto per toglierla. Dopo la guerra infatti abbiamo venduto la villa. Ma mentre eravamo lì vennero anche i partigiani che cominciarono a dire che erano stati quattro settimane in montagna e che noi dovevamo assolutamente aiutarli. Già da prima avevamo nascosto un partigiano nella legnaia, mentre c'erano i tedeschi al piano di sopra e non si sono mai accorti di niente.

A Milano i bombardamenti non cessavano: mio padre veniva ogni sabato su da Milano dopo il lavoro e si  faceva questi viaggi spaventosi, con questo famoso Pippo che era un aereo che mitragliava tutti quelli che trovava sulle strade.  Mio padre si era comprato una macchina con il tettuccio che si apriva, così quando  sentiva il rumore di un aereo accostava e si buttava nei fossati perché l'aereo scendeva in picchiata e mitragliava le macchine. Per questo ogni sabato, quando lui era in viaggio, eravamo spaventati e quando tornava facevamo sempre un respiro di sollievo.

Avevamo vicini una caserma di militare di italiani fascisti, e siccome avevamo una donna di servizio bellissima, venivano a fare le serenate sotto le finestre di casa nostra. Noi stavamo seduti a ridere,  a divertirci e a cantare con loro.

Noi bambini abbiamo visto poco in giro, la guerra ci sembrava un pò un gioco solo adesso mi rendo conto delle stragi di persone che ci sono state durante la mia infanzia."


Questa storia mi è stata raccontata da mia nonna, A. M.
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