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Pia C. viveva a Roma durante la seconda guerra mondiale. Al tempo, aveva 22 anni e studiava architettura. La sua è una storia triste che la emoziona perché la riguarda in prima persona, ma soprattutto perché riguarda il suo primo marito, Marcello. Pia, che quando lo aveva conosciuto aveva 16 anni, visto che era scappata di casa, viveva con gli zii, che gli stavano piu a cuore dei suoi genitori, considerati ancora oggi da lei "estremamente freddi e conservatori" ( anche se all'età di 18 anni la zia le rivelò che fosse suo padre a pagarle gli studi). Ad aggravare la lite con i genitori si aggiunse il fatto che non condividevano l'idea di un fidanzamento con Marcello per motivi politici. Pia vide la guerra, durante l'adolescenza, attraverso molti dei suoi compagni di scuola e amici che vennero chiamati in guerra all'età di 18 anni: alcuni tornarono, per altri si pensavano salvataggi a volte poco possibili. Nonostante questo però si offrì per andare a fare l'infermiera sul fronte, non solo per sentirsi piu vicina in qualche modo a suo marito, ma anche per rendersi utile e aiutare le persone bisognose. Questa esperienza, visto che era ancora giovanissima, la cambiò molto, mi dice, "Mi fece più matura e mi fece anche capire alcuni valori veri della vita". Come tanti suoi amici, anche Marcello venne mandato in guerra, ma lui fu incaricato di combattere i partigiani insieme ai Nazisti, anche contro la sua volontà, ma con la speranza di stare meglio. Pia però conosceva le idee del proprio marito,e sapeva che contro i partigiani non ci avrebbe mai combattuto. Dopo un po di tempo un ufficiale nazista scoprì le sue tendenze politiche, infatti Marcello stava provando, con l'aiuto dei suoi "nemici" a scappare e a tornare a Roma. Devo dire che nonostante non abbia pianto, Pia si è emozionata molto quando è arrivata a questa parte della storia perché è il momento che più la tocca emozionalmente. Le tornarono in mente tutti i pensieri dell'epoca, tutte le emozioni, le paure, le angosce che la tormentavano a quei tempi. Ancora oggi proprio mentre me lo raccontava, nella sua voce tremula c'era un pizzico di rabbia, a parte la giusta tristezza, e mi emozionavo anch'io a starla a sentire . Ma tornando alla storia: visto che Pia era impegnata nel suo lavoro di infermiera, non era al corrente di cosa fosse successo a suo marito, infatti lo aspettò per alcuni giorni , poi aspettò sue notizie , e infine dovette andarlo a cercare lei stessa. Ispezionò di persona ogni lista di nomi possibile, ma quello di suo marito non c'era in nessuna di esse. Adesso neanche ricorda per quanto lo ha aspettato, dice "forse un anno, forse di più", Dopodiché decise di continuare la sua vita con un altro uomo, Simone, in vita fino al 2003. Nella lunga storia con Simone, trovò modo di distrarsi dal terribile episodio accaduto al suo ex-marito, fino a Gennaio dell'86. Infatti, nei primissimi giorni di Gennaio del 1986 le venne a parlare un conoscente di Marcello,un suo vecchio amico che da poco tempo, anche se come lei lo aveva cercato dopo la fine della guerra, gli era giunta voce di lui, e di ciò che gli era successo. Gli spiegò che Marcello aveva provato a fuggire per tornarsene a Roma, perchè non poteva più sopportare quella situazione di dover fingere ogni giorno, ma che sfortunatamente venne scoperto e quindi subito fucilato dai tedeschi nazisti. Anche se Pia giustamente decise di andare avanti con la propria vita, marcello rimase sempre nei suoi pensieri, perché a quanto si sente dalla sua voce, prova ancora rabbia, per lei è una ferita ancora aperta, per averlo cercato così tanto e non averlo trovato, ma soprattutto per aver avuto sempre quella speranza che in un attimo è svanita.
Questa storia mi è stata raccontata dalla signora Pia, nonna di miei amici.
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