|
|
|
"Era il 1944, avevo 8 anni e durante gli ultimi tre giorni di guerra, stavo con la mia famiglia a Roma, la città era deserta perchè i tedeschi se ne stavano andando e non si poteva uscire dalle case perchè era vietato. Vivevo in un palazzo in centro e avevo un vicino, che usava un binocolo dal tetto per guardare cosa succedeva in città e vide una colonna di carri armati americani che arrivavano dallo sbarco di Anzio. Vide anche tre soldati tedeschi che correvano per strada sotto casa per tentare di sfuggire agli americani. Questo vicino ci disse subito che cosa succedeva fuori casa e noi ci affacciammo per controllare bene e vedemmo questi tre ragazzi impauriti che scappavano con la speranza di salvarsi, avevano le scarpe senza lacci e senza calze ed era molto difficile correre. Nonostante avessero eseguito degli ordini di guerra portando tanto dolore, in quel momento li vedevo soltanto come tre giovani spaventati che tentavano di scappare dalla prigionia. In quel momento provai la gioia della liberazione e della fine di tante sofferenze, ma anche la pena per quei tre ragazzi che probabilmente avevano soltanto eseguito degli ordini sbagliati ed erano pur sempre degli esseri umani. Finalmente entrarono gli americani a Roma e il giorno dopo uscimmo e andammo a piazza Navona dove gli Americani si accamparono con tutte le tende e iniziarono a distribuire barrette di cioccolata che non avevamo mai assaggiato; tutti i bambini corsero a raccoglierle mentre i miei fratelli ed io rimanemmo immobili non sapendo se potevamo accettarle. A quel punto mio padre ci sorrise e noi capimmo subito che potevamo prenderle."
Racconto della nonna di Ludovico, Margherita |
|