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Quando scoppiò
la guerra mia nonna paterna si trovava a Gondar, situata nel
Amhara in Africa, e aveva più o meno quindici anni.
Abitava in un centro militare perché suo padre era
Generale. Iniziata la guerra, c'erano bombardamenti aerei
quotidiani. Siccome Gondar era una città isolata,
lontano da altre aree abitate, non avevano fonti che li
avvisavano prima di ogni bombardamento. Ad ogni
bombardamento il trombettiere di questo centro avvisava le
famiglie dei militari del pericolo, ed esse scappavano e si
nascondevano in una grotta. A causa dell'imminente
arrivo delle truppe anglo-americane, che avevano già
occupato l'Eritrea, il generale in comando del centro
militare decise di mandare via donne e bambini,
perché avevano deciso di fare la resistenza. Mia
nonna con sua madre sono partite con una colonna di
macchine, e cosìhanno percorso cinquecento pericolosi
chilometri, scortati da auto blindate. Sono state portate
come profughe in una località vicino ad Asmata, in
Eritrea. Lì sono state per molto tempo sotto il
controllo dei militari anglo-americani. Dopo qualche tempo gli
anglo-americani si misero d'accordo con le autorità
italiane per far tornare in Italia le donne e i bambini con
due transatlantici. Mia nonna e sua madre decisero di salire
su queste navi perché il padre era stato già
fatto prigioniero e spostato nel Sudan. Questi due
transatlantici però non poterono passare per il
canale di Suez, perché era stato chiuso per la
guerra. Quindi mia nonna & Co. furono costrette a
circumnavigare l'Africa, entrare per lo stretto di
Gibilterra per poi sbarcare finalmente in Italia. Mia nonna
e sua madre avevano una casa a Treviso. Piano piano gli
anglo-americani iniziarono i bombardamenti sulla
città. Per il volere della sorte la casa in cui
abitavano si trovava vicino ad una caserma militare, e
c'erano dei bombardamenti continui per cui loro erano
sempre
costrette a scappare in bicicletta. Poi accadde che il
giorno del venerdì santo, trenta bombardieri
americani rasero al suolo la città e fecero seimila
morti. Le due sopravvissero soltanto perché
riuscirono a ripararsi sotto gli archi delle porte che erano
più resistenti del resto del soffitto. Lei aveva dei
cugini che nella loro famiglia erano sette. Dopo il
bombardamento due di essi morirono perché il rifugio
in cui si erano riparati fu colpito, e il figlio maggiore si
sparò un mese dopo, non riuscendo a superare questa
tragedia. Poi gli americani si scusarono e ci furono due
versioni che diedero come spiegazione: la prima era che si
credeva che Mussolini o Hitler si trovavano in un albergo a
Treviso. L'altra era che agli aerei era stato ordinato di
bombardare la città di Tarvisio e invece si confusero
con quella di Treviso. Comunque, Treviso fu presto occupata, e gli americani furono accolti con gioia. Questo è cosa fece questa guerra a mia nonna, come lo fece a molti altri, ma a molti altri ancora tolse molto di più di qualche anno d'adolescenza.
Questa storia mi è stata raccontata da mia nonna.
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