La guerra è inutile

"Avevo sedici anni quando é scoppiata la seconda guerra mondiale. Mio padre aveva combattuto nella prima ma non ce ne parlava mai. Io ho sette fratelli e sorelle di cui due sono già morti. Quando mia madre mi disse che la Guerra era scoppiata (contro L'Inghilterra e la Francia) noi figli gli chiedemmo cosa fosse la Guerra. Noi non ne sapevamo molto della Guerra; si, avevamo studiato a scuola le Guerre del passato, ma lei ci rispose: bombardamenti dappertutto e persone, milioni di persone che muoiono tutti i giorni. Nostra madre a ci raccontava che nonno Carlo (mio padre), aveva vissuto come soldato e combattendo nelle trincee sul Piave era rimasto traumatizzato dalla Guerra. Noi piccoli capimmo subito di che si trattava la Guerra. Mi ricordo la FAME di cui noi abbiamo sofferto molto. La mattina presto tutti e sette scendevamo su Via Chiana (noi vivevamo su Via Lariana, una traversa) dove si vendeva quel poco cibo che c'era. Tutti e sette ci mettevamo in fila per prendere la nostra razione di cibo. Io, la più grande delle sorelle, fingevo la sera di non aver fame così il più piccolo, Massimo, poteva avere un pò più di cibo, perché lui doveva crescere. Mi ricordo mia madre disperata per il piccolo, così tanto da prendere due galline da tenere sul terrazzo, perché delle volte facevano un uovo  fresco da dare a Massimo. Ma queste due galline per fare un uovo dovevano mangiare. Non c'era abbastanza da mangiare per noi, figuriamoci le galline! Cosí mia madre mi mandava nelle campagne vicine con del tessuto comperato anni prima, a barattare con i contadini che avevano cibo.

Mi ricordo una volta percisa che sono andata con mio fraello Silvano a prendere del cibo, mia madre si raccomandò di cercare di prendere delle castagne (un cibo molto nutriente). Andammo di campagna in campagna e finalmente avendole trovate le pagammo con del tessuto. Messe le castagne in valigia (per nasconderle) ci siamo diretti verso la fermata del treno. I treni non erano come questi di adesso, erano sporchi bui e pieni di gente. Aspettando il treno vedemmo quattro uomini alti muscolosi con valigie piene di cibo. Noi avevamo capito chi erano. Facevano parte della "Borsa Nera" un gruppo di persone che andavano nelle campagne prendevano i prodotti e poi tornavano in città per rivendere il cibo. Arrivarono i carabinieri gli tolsero tutte le valigie e le buttarono nell'angolo, poi vennero da noi e presero anche le nostre valigie. Era in quel momento che mi venne l'immigine di aver portato a casa delle castagne e di far mangiare ai più picolli un pasto nutriente, mi passò subito e mi misi a piangere. Mio fratello cercava di consolarmi, ma l'idea di aver sprecato un buon tessuto mi faceva piangere ancora di più. Poi si avvicinò un carabiniere e mi chiese perché stessi piangendo e quali erano le nostre valigie, noi le puntammo e poi ci disse di salire sul treno, che nel frettempo era arrivato, noi salimmo, il treno incominciò a partire e lui ci lanciò le valigie ed io per commozione ricominciai a piangere e lui ci salutò con un sorriso. Io ero tutta contenta, arrivai a casa e mangiammo tante di quelle castegne da non aver piu fame.

Delle volte adesso quando ci ripenso, alla Guerra, sento ancora il rumore degli aerei nelle orecchie.

         Quando iniziava un bombardamento si sentiva un allarme, che ti avvertiva di uscire di casa e a recarti al rifugio più vicino. Mia madre ci diceva sempre: "Mettete addosso tutte quello che trovate." Perché potevamo restare anche senza casa, almeno saremmo rimaste al caldo.

         Una volta che c'era l'allarme stavo vicino a Via Cavour e mentre correvo ho alzato gli occhi e ho visto un aereo precipitare, mentre bruciava. Non ho visto neanche se era l'aereo del nemico o no, ho solo pensato che chiunque fosse era un uomo, che aveva una famiglia e che in quel giorno moriva a causa di questa sciocca guerra.

         Mi ricordo che avevo tanta paura per i miei fratelli che stavano in Guerra e che per giorni non avevo notizie. In quel periodo ero fidanzata con Giorgio (mio marito adesso) anch'esso un soldato in Guerra. Per avere delle notizie delle volte accendevo "Radio Londra" una radio clandestina che ti informava su chi moriva e cosa succedeva. Scrivevo continuamente a Giorgio e lui a me.

         Quando stavo in mezzo ai bombardamenti avevo una sensazione di TERRORE e che la Guerra non finisse mai.

Vidi una volta vicino a Via XX Settembre dei Tedeschi che portavano via con forza da una casa una famiglia di ebrei, vidi due uomini che presero un vecchio che stava in sedia a rotelle e lo buttarono nel camion. Mentre li guardavo mi veniva da urlare ma sapevo che non potevo, altrimenti avrebbero preso anche me.Sentii poi alla radio che furono tutti sterminati. Io sono sempre stata e sempre sarò contro la Guerra perché qualsiasi Guerra che uccide é sbagliata e inutile".

Questo è il racconto fattomi dalla mia prozia Liliana.

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